Latest Entries

Il gruppo di ascolto

È cambiata anche l’ultima cosa, la tv. Prima uno la accendeva, almeno, io la accendevo, e molte volte significava staccarsi da internet. Ora praticamente guardo solo programmi che hanno il gruppo d’ascolto, generalmente su Friendfeed, o anche via radio.

Ormai i talk politici, vedi Annozero o Ballarò, non so se o quanto li guarderei ancora senza il confronto che trovo sui social network, e che risate guardando XFactor con molti commentatori, oppure le dirette su Radionation, dal Super Bowl a programmi che nemmeno guarderei altrimenti, come il Grande Fratello (fa un po’ l’effetto che fece nelle prima edizioni “Mai dire GF”).

Ormai, assoggettata anche la tv ad internet, direi che resta pochissimo fuori. Internet punto di riferimento per un’informazione completa, punto di riferimento per la scoperta costante di nuovi generi musicali, per arrivare in anticipo su film e serie tv, per evitare il dramma dei doppiaggi italiani, per scoprire e raccontare libri, per cercare veri consigli per gli acquisti, vero passaparola, vero confronto sui gadget tecnologici e non, e internet punto di riferimento anche per i programmi televisivi…

Internet for peace

internte_for_peace_logoLa candidatura di Internet al premio Nobel per la pace. Non starò qui a spiegare l’iniziativa, c’è chi lo fa e chi la promuove, se ne parla e se ne discute, e in due parole vorrei dire la mia.

Dare a internet la connotazione di strumento per la pace credo sia un errore concettuale. Si può dare il Nobel per la pace a chi, attraverso internet, compie azioni tali da meritare quel riconoscimento, ma non a internet in quanto strumento secondo me. Ci lamentiamo quando internet viene definito strumento che induce alla violenza, perchè, argomentiamo, non è internet a generare la violenza, è l’uso che se ne fa, da parte delle persone. Allo stesso modo non si può stabilire che internet è uno strumento di pace perchè, purtroppo, non è solo quello. Sono le persone a fare le cose, ad adoperarsi per la pace, o per la violenza, attraverso tutti gli strumenti che hanno a disposizione.

Insomma, internet è uno strumento, è la persona che lo rende di pace, di violenza, di comunicazione, di intrattenimento. Più che proporre internet per il Nobel per la pace, proporrei una dura lotta contro chi cerca di limitarlo, censurarlo, imbrigliarlo in regole che ne ignorano la natura e la prassi, per permettere a chi, attraverso internet, si adopera per la pace, di poterlo fare senza incontrare grossi ostacoli. Mi batterei per il riconoscimento del diritto all’accesso alla rete e quindi alla banda larga.

2010 visualized

Nasce il folle progetto di fare una foto al giorno, e postarla qui – tumblr – (e qui – flickr – , e anche qui – friendfeed -).

Ciao 2009

Nessun bilancio, solo qualche pensiero per chiudere il secondo atto, diciamo cosi, e passare all’azione nel terzo, da questa mattina.

L’annus horribilis è senza dubbio irripetibile, il tremendo 2007, quindi ogni cosa che lo ha seguito è manna dal cielo, migliore in ogni caso. Il 2009 è stato però anno di situazioni difficili, cambiamenti indesiderati, scoperte amare. Tutto questo però è anche sinonimo di maggior consapevolezza, chissà che non sia un bene, in fondo.

Avevo degli obiettivi, dicevo, da realizzare entro i 25 anni, vale a dire l’anno scorso, ed erano stati raggiunti. Saprò solo fra molti anni se i sacrifici spesi in quella direzione rappresentavano la vera scelta giusta. A 25 anni non mi sono posta obiettivi da realizzare entro i 30, questa decisione l’ho lasciata per qualche settimana fa, quando ho aggiunto ancora un anno, questo 2009.

Il 2010 potrebbe essere davvero un anno di cambiamenti desiderati questa volta, ma dipende tutto da quella forza di volontà che ho fino ad ora riservato ad altri obiettivi, meno personali, più funzionali ad un certo equilibrio da mantenere. Chissà.

In ogni caso niente lista di propositi, quelli al 100% non si mantengono mai. Solo la consapevolezza che ieri il secondo atto si è chiuso, il rammarico per averlo fatto durare cosi tanto, e la speranza che il terzo atto sia sostenibile.

Buon anno a tutti!

Festa!! (addio, e non sentiamoci più)

Una cosa non sopporto più di altre: il gossip inutile, il chiacchierare di altre persone al fine di trarre piacere dalle piccole debolezze, o, male che vada, dal piacere che si prova a prendere una storia e trasformarla, per renderla più intrigante, più raccontabile, in modo che ci si possa speculare sopra.

Bene, sta per terminare un anno in cui ho convissuto lavorativamente parlando con una persona il cui unico fine esistenziale è il gossip sopra descritto. Solo quello, imbarazzante. Io mi sono sottratta al giochino da subito, e sono diventata ovviamente il primo oggetto di critica e la stronza di turno. Ne sono lieta.

Ora questo periodo sta per finire, avrò il piacere di terminare questa pesante convivenza, e di tornare a godere di un ambiente lavorativo pulito, serio, non infestato dal rumore di sottofondo dei peggiori saloni di parrucchiera, dalle risatine stupide, dal sentirsi importanti perchè si sanno e si raccontano i cazzi altrui.

Restituiscimi il mio ufficio, o cara collega, e quell’aria buona che si respirava prima del tuo arrivo. E, non so se dirtelo o meno, ma nell’ufficio dove andrai mi hanno detto che non sono molto felici del tuo arrivo, ma a te di persona non lo diranno mai, tranquilla.

(Si sta nel frattempo organizzando una mega festa :) )

Docuchè?

Adesso vanno di moda le docufiction. Ora, se si scrive così, oppure con il trattino (docu-fiction) non lo so, ma il concetto è lo stesso. Si prendono degli attori, e si fa loro recitare una situazione reale, come ad esempio il testo di intercettazioni telefoniche, o il resoconto di verbali di interrogatori; mi viene in mente quella trasmessa giovedì scorso da Santoro, sul caso Mills, oppure quella che La7 trasmetterà prossimamente su calciopoli, “Operazione offside“.

Si vede, in stile documentario appunto, come quelli che siamo abituati a vedere su History Channel, Discovery Channel, e tutto quel mondo dal canale 400 in poi di Sky, l’intervento di esperti della materia che si tratta che fanno da intermezzo e collegamento a questi spezzoni recitati, che servono appunto a rendere reali situazioni che non si sono viste, come ad esempio l’interrogatorio di Mills, ma di cui, grazie ai verbali, si conoscono “le battute”.

La paura è che come al solito si esageri, e che si arrivi a produrre la docufiction di qualsiasi cosa, dal processo di Perugia a quello di Garlasco a quelli che ancora devono accadere, e sarebbe un problema. Si, perchè già grazie alle fiction, quelle senza il “docu”, si sono diffuse idee e percezioni errate, aspettative da E.R. ogni volta che si va al pronto soccorso, e se falliscono li ci si aspetta il dott. House. Oppure sui Ris che risolvono i casi in 45 minuti (pubblicità esclusa), e i commissari di polizia che trovano sempre il dettaglio mancante nel giro di una puntata, e se poi quello vero impiega due mesi a condurre un’indagine ci sembra un imbecille.

Le docufiction le vedo bene soprattutto in ambito giudiziario, perchè li c’è già il copione scritto, e non vorrei che, grazie a un bravo attore, si riuscisse ad ottenere questo effetto.

Immagine anteprima YouTube

Un cattivone recitato talmente bene da farti, per qualche momento, credere che ha ragione, che ha dovuto fare quello che ha fatto per il tuo bene. Ecco, in Italia ci si fa impressionare molto facilmente, non c’è un vero sistema di informazione che crea un background tale da permetterci di guardare le docufiction e farci un’idea di come sono andate le cose. Noi siamo quelli del plastico di Vespa, perchè se Vespa continua a farli, vuol dire che c’è qualcuno che continua anche a guardarli, e che vuole che le cose vengano spiegate con il plastico.

Non facciamoci prendere la mano, non sostituiamo le docufiction ai libri, ai verbali, a quelle cose che è sempre meglio leggere per informarsi. Ai punti di vista diversi, ai quotidiani, ai blog, insomma, non deleghiamo il compito di informare la gente alle docufiction…

Comunicazione di pancia, o di testa

[disclaimer]

Seguo il blog di Sandro Gilioli, come molti viste le classifiche, “Piovono rane“. Il suo fine informativo l’ho sempre riconosciuto e trovato utile. Dovendo fare selezione tra le fonti, ormai infinite, quel blog è sempre stato nel mio feed reader.

Sofri prima di me aveva già sottolineato un piccolo difetto nella strategia, chiamiamola cosi, di Giglioli: un po’ di grillismo, sintetizzo io, con costanti attacchi alla maggioranza e al Governo.

Prendo spunto da questo per fare un discorso molto più ampio, sui metodi di comunicazione politica.
L’attuale maggioranza, ed ovviamente il Premier, non perdono occasione per fornire validi argomenti di critica, anche pesante, se si considerano gli ormai costanti attacchi alle istituzioni e ai procedimenti democratici in genere. La mia domanda però è diversa, ed è la stessa che mi ponevo con Grillo: è questo il modo giusto?

Come opposizione, io ovviamente parlo come Pd, è questo il modo che dobbiamo usare per comunicare con il paese? La strategia dell’attacco paga? (continua…) Continue reading…

Il dono della sintesi

Generalmente non mi manca, ma per il post che sto scrivendo in questi giorni mi è totalmente mancato. Sarà lunghissimo, anche noioso per alcuni visto gli argomenti, ma è un ragionamento (comunicazione politica) sul quale spesso mi interrogo, e mi piace l’idea di mettere in chiaro le mie idee, alcune, e vedere se c’è qualcuno che non concorda con me, per capire se c’è altro che mi sfugge… Arriverà domani. Mi interrogo anche su quanto il blog sia posto adatto a post cosi lunghi, ma su questo tema, probabilmente, scriverò un altro lunghissimo post :)

Polemiche musicali

Bono sulla copertina di Time

Oggi un po’ di quella polemica che lascia il tempo che trova ci sta, quella polemica che tanto non si cambia nulla però ci sono quelle cose che infastidiscono.

Bhè a me infastidisce quello che sta succedendo nel settore concerti, un giro di soldi imbarazzante, tra vendite di biglietti e tutto quello che gira intorno. Esistono poi degli artisti che ti offrono, perchè sei iscritto al loro fan club, la possibilità di comprare i biglietti prima degli altri, e per alcuni artisti (un nome a caso, U2) è un bel vantaggio (altri soldi, almeno 40$).

Ora, lasciamo perdere che nell’anno solare si ha diritto (sempre caso U2) a un solo codice per la pre-prevendita, che già come concetto mi torna poco, ma ormai tutti gli artisti fanno questo giochino.

Esce il disco, si fa il tour, diciamo mondiale, e poi altre date, seconda “leg” del tour. Lo stanno facendo un po’ tutti, cosi finisce che puoi vederti gli U2 a San Siro a luglio 2009, e puoi ancora vederli a Torino il 6 agosto 2010 (stesse canzoni e tutto uguale, tanto che al massimo fanno un inedito o due in più).

Ora, se i prezzi per vederli a Milano erano già parecchio alti (ma c’era il disco nuovo, e non li si vedeva da 4 anni), ecco i prezzi di Torino:

Prato RED ZONE 1 Intero: 287,50 €
Prato RED ZONE 2 Intero: 287,50 €
1 Settore Distinti Est Numerato Intero: 172,50 €
1 Settore Tribuna Ovest Numerato Intero: 172,50 €
2 Settore Distinti Est Numerato Intero: 109,25 €
2 Settore Tribuna Ovest Numerato Intero: 109,25 €
Curva Nord Laterale Numerata Intero: 109,25 €
Curva Nord Numerata Intero: 109,25 €
Prato Non Numerato Intero: 63,25 €
3 Settore Distinti Est Non Numerato Intero: 34,50 €
Curva Nord Laterale Non Numerato Intero: 34,50 €
Curva Nord Non Numerata Intero: 34,50 €
Curva Sud Non Numerata Intero: 34,50 €

Prato RED ZONE 1 Intero: 287,50 €
Prato RED ZONE 2 Intero: 287,50 €
1 Settore Distinti Est Numerato Intero: 172,50 €
1 Settore Tribuna Ovest Numerato Intero: 172,50 €
2 Settore Distinti Est Numerato Intero: 109,25 €
2 Settore Tribuna Ovest Numerato Intero: 109,25 €
Curva Nord Laterale Numerata Intero: 109,25 €
Curva Nord Numerata Intero: 109,25 €
Prato Non Numerato Intero: 63,25 €
3 Settore Distinti Est Non Numerato Intero: 34,50 €
Curva Nord Laterale Non Numerato Intero: 34,50 €
Curva Nord Non Numerata Intero: 34,50 €
Curva Sud Non Numerata Intero: 34,50 €

Consideriamo ancora che i biglietti da 34,50€ andranno via in pochissimo tempo, e guardiamo il resto: 63,25€, 109,25€, 172,50€ e 287,50€.
Non è un po’ troppo? Considerato che è una cosa in più, insomma, i tuoi bei soldi del tour li hai presi nel 2009, c’è bisogno di tenere i prezzi cosi alti? E poi il prezzo finale non è nemmeno quello, perchè va aggiunta la prevendita di TicketOne e la spedizione (oltre al fatto che uno a Torino deve pure arrivarci e tornare indietro).

Non so, sarà un discorso da fan che pensa che un artista i concerti li fa PER il pubblico, ma mi sembra una vera presa in giro. Ormai il concerto sta diventando un’esperienza per pochi, per chi può permettersi treno o benzina e arrivare sul luogo, e poi una 50ina di euro, nel migliore dei casi, per un biglietto. E lo stanno facendo tutti, stranieri e italiani, senza distinzioni. Non vendono più dischi e allora ricaricano sui live? Tranquilli, dei live esce il dvd di solito (perchè sono talmente ingordi che anche quello esce), ce lo scaricheremo (e su youtube il giorno dopo c’è tutto il concerto). Si ok, ci perdiamo il live, l’emozione, ma forse è il caso di rivalutare quelle emozioni e smettere di pagarle cosi tanto.

Si riparte

Si, il blog riparte oggi, cercando di essere maggiormente organizzato e strutturato. Le stupidaggini, chiamiamole cosi, le cose riprese, le immagini, etc., finiranno solo sul tumblr, che trovate linkato anche a destra.

C’è in cantiere altro, su temi specifici a me cari quali produttività, gtd, e altri argomenti collegati, che partirà tra un po’.

Ci risiamo, mentre si dice che il blog è morto, perchè ormai i social network hanno preso il loro posto; per alcuni versi è sicuramente vero, lo dimostra la mia stessa attività online, ma ritengo che il blog sia ancora il mezzo per approfondire migliore che ci sia, poichè è davvero difficile nei social network portare la discussione su livelli troppo avanzati, e per questo il blog è ancora il luogo ideale.

Ecco perchè si riparte, ecco perchè vi consiglio di rimanere sintonizzati!



Copyright © 2004–2009. All rights reserved.

RSS Feed. This blog is proudly powered by Wordpress and uses Modern Clix, a theme by Rodrigo Galindez.