Comunicazione di pancia, o di testa
Seguo il blog di Sandro Gilioli, come molti viste le classifiche, “Piovono rane“. Il suo fine informativo l’ho sempre riconosciuto e trovato utile. Dovendo fare selezione tra le fonti, ormai infinite, quel blog è sempre stato nel mio feed reader.
Sofri prima di me aveva già sottolineato un piccolo difetto nella strategia, chiamiamola cosi, di Giglioli: un po’ di grillismo, sintetizzo io, con costanti attacchi alla maggioranza e al Governo.
Prendo spunto da questo per fare un discorso molto più ampio, sui metodi di comunicazione politica.
L’attuale maggioranza, ed ovviamente il Premier, non perdono occasione per fornire validi argomenti di critica, anche pesante, se si considerano gli ormai costanti attacchi alle istituzioni e ai procedimenti democratici in genere. La mia domanda però è diversa, ed è la stessa che mi ponevo con Grillo: è questo il modo giusto?
Come opposizione, io ovviamente parlo come Pd, è questo il modo che dobbiamo usare per comunicare con il paese? La strategia dell’attacco paga? (continua…)
Se ne discute sempre, anche nell’ultima assemblea cittadina del Pd, e se ne discute in generale: il Pd sbaglia la comunicazione, e il problema è sempre lo stesso, dai tempi dell’Ulivo, e si cerca un approccio comunicativo diverso, che raggiunga le persone davvero e faccia capire a tutti le proposte e le critiche.
Il blog di Gilioli raccoglie, come raccoglieva e raccoglie tutt’ora quello di Grillo, moltissimi visitatori, di conseguenza si può dire che diffonde efficacemente un messaggio. Meglio: si può dire che il target di Gilioli trova quel modo di comunicare efficace, e lo apprezza.
Il target del blog di Giglioli e di quello di Grillo coincidono? Coincidono quei target, o ciascuno preso singolarmente, con il target elettorale del Pd? Credo che si possa benissimo affermare che buona parte dei lettori del blog di Gilioli votano o sono potenziali elettori Pd, e coloro che seguono il blog di Grillo sono spesso riconducibili all’Italia dei Valori. In entrambi i casi il Pd deve farsi sentire ed ascoltare, è importante.
Personalmente non ritengo che quella sia la strada da seguire. Attaccare la maggioranza e Berlusconi può essere utile, ma si fa il gioco di Berlusconi, quello che vogliamo criticare: si parla per spot, per slogan. Il problema però a mio parere è puramente comunicativo, nel senso teorico del termine.
Non serve certo richiamare Watzlawick per capire che una delle parti fondamentali di ogni comunicazione è il messaggio. Bene, nel nostro caso i messaggi sono due: quello del Pdl (o Lega, o maggioranza, ma anche IdV), e quello del Pd (o dell’opposizione in generale, Radicali ad esempio).
Il messaggio della maggioranza è veloce, semplice, diretto all’istinto del ricevente, non richiede elaborazione, non richiede conoscenze pregresse. Facciamo un esempio, su un tema caldo di questi giorni.
Non credo servano commenti. Poche parole, caratteri grandi, chiari, simbolo in bella vista, e il messaggio che passa è evidentemente scorretto, dire che la presenza di una moschea trasformerebbe un ridente comune della Brianza in una provincia islamica è palesemente assurdo. Eppure il messaggio passa.
Esiste un manifesto che può riassumere la posizione del Pd in merito al rapporto e all’integrazione dei musulmani in Italia? No. Eppure anche il Pd fa i suoi manifesti, non sempre riusciti, e per l’immigrazione pensò ad un video.
Il manifesto non c’è per una ragione molto semplice: il messaggio del Pd è troppo complesso, e lo è giustamente. Non si può ridurre il tema dell’integrazione, dell’islam a poche parole, servirebbe di più. Servirebbe far riflettere le persone, capire che l’integrazione non è tanto una scelta quanto una necessità con enormi vantaggi, ferma restando la premessa che la nostra società è multietnica, per quanto ne dica a proposito il Premier.
É in questo momento che mi vengono in mente poche parole: conflitto di interessi. Si, so che ad alcuni sembrerà fuori contesto ma non lo è. Ho appena descritto un messaggio che ha caratteristiche ben precise, e dove possiamo ritrovarle? In tv e sui quotidiani. Pensate solo alle prime pagine del Giornale e di Libero, ecco un esempio di qualche giorno fa, sul tema islam:
Si parla del referendum svizzero, parlandone come se fosse una questione perfettamente adattabile alla nostra realtà quando non è cosi, e quando ad esempio in Italia già è impossibile parlare della costruzione di moschee, figuriamoci se possiamo parlare di minareti.
Vogliamo parlare di televisione? Uno dei programmi di punta della tv commerciale è il Grande Fratello, seguito da Amici, e sulle reti Rai non mancano le imitazioni, i reality o pseudo tali, tesi a semplificare ambiti complessi, vedi l’Isola dei famosi, o XFactor. Parliamo di un programma televisivo che (faccio un copia e incolla da un paragrafo precedente) “è veloce, semplice, diretto all’istinto del ricevente, non richiede elaborazione, non richiede conoscenze pregresse”.
Ci piace veder litigare, ci piace veder cantare e ballare, ci piace vedere artisti finchè stanno li, non importa se di qualità scarsa e che non rivedremo più fra qualche anno, ci basta qualcosa, insomma, che ci appaghi per il presente, anzi, per il momento in cui lo vediamo, niente di più. Si è creato, e questo grazie al modello imposto dalle tv e dai giornali del Premier (che paga, e quindi è stato ripreso anche dalla tv pubblica), un ambiente che non recepisce più nulla che sia leggermente più impegnativo del Grande Fratello, per sintetizzare, e banalizzare forse.
Come potrete immaginare questo post non è stato scritto in un solo giorno, e proprio in una di queste giornate mi trovo a leggere, tramite l’amico Giuseppe Civati, questo post, di Andrea Civati, “Prontuario democratico di risposta veloce“. Andrea spiega come controbattere alle dichiarazioni leghiste sul tema islam e integrazione con quattro risposte alle più diffuse critiche mosse, eccone una:
“PRIMA RISPOSTA “La civiltà occidentale nasce sul valore della tolleranza e del pluralismo (dalla Rivoluzione francese alla Costituzione americana). Non permettere la costruzione di una moschea equivarrebbe a trasformarsi noi stessi in talebani: due torti non possono mai fare una ragione.”
Ottima. Semplice, veloce, indica chiaramente i punti fondamentali. Peraltro la sciura di Cantù è quella con cui io mi trovo e mi troverò a dover comunicare, e mi chiedo: basterà questo alla sciura?
Sia chiaro, le risposte di Andrea sono migliori di quelle che di solito danno i dirigenti o gli esponenti nazionali del Pd, ma la sciura è talmente convita degli slogan leghisti che normalmente risponde, ad esempio, “perchè noi dobbiamo iniziare ad essere tolleranti e non pretendere lo stesso da loro, nei loro paesi?”.
É un circolo vizioso, e da qualche parte bisogna pur cominciare, e le idee di Andrea come dicevo sono ottime, ma serve però un cambiamento più profondo, culturale. Anche perchè, parliamoci chiaramente, le critiche da muovere alla maggioranza a volte sono semplici, perchè argomentabili con molta chiarezza. Se qualcuno ad esempio ha visto Report domenica scorsa, potrà capire come basti soltanto fare due conti per smontare un argomento del Governo che fu oggetto di fortissima propaganda, la social card. Tremonti promise, e non mantenne nulla. Semplice, argomentabile con dati concreti, oggettivi, non con posizioni politiche che possono correre il rischio di essere strumentalizzate. Eppure, quel messaggio non passa. Ribadisco, a mio parere serve un profondo cambiamento culturale, e forse è proprio questo il momento ideale per provarci.
Adesso la maggioranza è in crisi, al suo stesso interno c’è chi, nemmeno nascondendosi, critica il modello monarchico del premier, e l’opposizione non deve perdersi dietro a polemiche, anche interne, o seguire gli umori del popolo. Deve semplicemente, e lo diciamo da quando c’era Veltroni, smetterla di avere posizioni contrastanti già al suo stesso interno, e parlare chiaro agli italiani. Raccontare i semplici motivi per cui quello che sta facendo il Governo è inaccettabile su troppi fronti, giustizia, sanità, democrazia, e l’elenco è molto lungo. Certo che se non c’è nemmeno un messaggio unitario da far passare, l’impresa diventa impossibile. Non dovevamo superare il problema della linea politica con il congresso?