Docuchè?
Adesso vanno di moda le docufiction. Ora, se si scrive così, oppure con il trattino (docu-fiction) non lo so, ma il concetto è lo stesso. Si prendono degli attori, e si fa loro recitare una situazione reale, come ad esempio il testo di intercettazioni telefoniche, o il resoconto di verbali di interrogatori; mi viene in mente quella trasmessa giovedì scorso da Santoro, sul caso Mills, oppure quella che La7 trasmetterà prossimamente su calciopoli, “Operazione offside“.
Si vede, in stile documentario appunto, come quelli che siamo abituati a vedere su History Channel, Discovery Channel, e tutto quel mondo dal canale 400 in poi di Sky, l’intervento di esperti della materia che si tratta che fanno da intermezzo e collegamento a questi spezzoni recitati, che servono appunto a rendere reali situazioni che non si sono viste, come ad esempio l’interrogatorio di Mills, ma di cui, grazie ai verbali, si conoscono “le battute”.
La paura è che come al solito si esageri, e che si arrivi a produrre la docufiction di qualsiasi cosa, dal processo di Perugia a quello di Garlasco a quelli che ancora devono accadere, e sarebbe un problema. Si, perchè già grazie alle fiction, quelle senza il “docu”, si sono diffuse idee e percezioni errate, aspettative da E.R. ogni volta che si va al pronto soccorso, e se falliscono li ci si aspetta il dott. House. Oppure sui Ris che risolvono i casi in 45 minuti (pubblicità esclusa), e i commissari di polizia che trovano sempre il dettaglio mancante nel giro di una puntata, e se poi quello vero impiega due mesi a condurre un’indagine ci sembra un imbecille.
Le docufiction le vedo bene soprattutto in ambito giudiziario, perchè li c’è già il copione scritto, e non vorrei che, grazie a un bravo attore, si riuscisse ad ottenere questo effetto.
Un cattivone recitato talmente bene da farti, per qualche momento, credere che ha ragione, che ha dovuto fare quello che ha fatto per il tuo bene. Ecco, in Italia ci si fa impressionare molto facilmente, non c’è un vero sistema di informazione che crea un background tale da permetterci di guardare le docufiction e farci un’idea di come sono andate le cose. Noi siamo quelli del plastico di Vespa, perchè se Vespa continua a farli, vuol dire che c’è qualcuno che continua anche a guardarli, e che vuole che le cose vengano spiegate con il plastico.
Non facciamoci prendere la mano, non sostituiamo le docufiction ai libri, ai verbali, a quelle cose che è sempre meglio leggere per informarsi. Ai punti di vista diversi, ai quotidiani, ai blog, insomma, non deleghiamo il compito di informare la gente alle docufiction…