Ci sono argomenti sui quali non si può avere un’opinione, cosi, su die piedi. Forse ci sono persone che non avranno mai le idee chiare, nemmeno dopo anni di elucubrazioni.
Ci sono cose che meriterebbero rispetto, ad esempio il dolore, e la morte.
Parliamo di Eluana Englaro come se la sua non-vita fosse un argomento sul quale si può, è proprio il caso di dirlo, pontificare. Eluana è di Lecco, dalle mie parti, aveva 20 anni quando nel gennaio del 1992 ha avuto un incidente stradale, terribile. Da quel momento non si è più svegliata, ora ha 37 anni e, spiegatelo, a mons. Fisichella, non è in coma, è in stato vegetativo permanente, è diverso. Eluana era, si capisce dalla sentenza, una ragazza che amava terribilmente la vita, era dinamica, era e voleva essere indipentente, e lo disse, parlando come facciamo ora noi, di un caso simile al suo: meglio morire, che vivere in quello stato. Stiamo qui a discutere e a far subire, oltre che a Eluana a suo padre, un’odissea dolorosa e sfiancante da 16 anni perchè la nostra Repubblica non sa essere laica come la sua Costituzione (tanto va di moda calpestarla ultimamente) prescrive, e il Vaticano la legge sul testamento biologico non la vuole. Quindi Eluana non ha potuto scrivere e mettere nero su bianco la sua volontà, e nessuno di noi può farlo. E quello che è successo a Eluana, un incidente, può capitare a chiunque.
La sua corteccia celebrale è necrotizzata, dicono i medici, ma respira autonomamente.
L’ignoranza spinge a dire che la questione è solo nel sondino che alimenta Eluana: non è cosi. Eluana sta sdraiata in un letto da 16 anni, prende farmaci per evitare crisi epilettiche, per evitare che il suo corpo si riempa di piaghe, per evitare che si formino emboli, ad esempio.
Ci fermiamo sull’alimentazione perchè per mettere fine alle sofferenze di Eluana e della sua famiglia serve interrompere questa alimentazione.
C’è un trattamento terapeutico che va ben oltre l’alimentazione, ed Eluana ha tutto il diritto di mettere fine a questa sofferenza, di smettere di prendere farmaci, perchè purtroppo non c’è più nulla da fare.
Accade quotidianamente negli ospedali.
Quante volte i medici con il volto affranto vanno dai familiari di un paziente a dire che loro hanno fatto il possibile, ma proprio non c’è nulla da fare, la fine è scritta, ora non resta che attendere… Al massimo continuano a dare antidolorifici, ma niente di più. Come si chiama questo?
Il coma è vita, dicono dal Vaticano. Una forma di vita da rispettare. Qualcuno dice cose che non riesco a condividere, augurando di provare la stessa esperienza a mons. Fisichella.
Io credo solo che chi si prende il diritto di dare la verità assoluta, non ha capito nulla. Per gente per la quale la morte DOVREBBE avere un valore infinito, paragonabile a quello della vita stessa, non capire che per Eluana non si sta chiedendo l’eutanasia, ma soltanto la fine di un accanimento terapeutico fine a se stesso… Questo è terribile, è orribile, ed è profondamente ingiusto.
Eluana ha il diritto di concludere la sua esistenza perchè è quello che voleva, se fosse stato necessario, in queste condizioni. Un tribunale ha stabilito che la sua volontà è chiara e senza dubbi, i medici dicono che non c’è più nulla da fare, che lo stato vegetativo è irreversibile, che non risponde ad alcun tipo di stimolo, purtroppo. Il Vaticano può dire la sua, i cattolici ormai lo sanno, come la pensate, BASTA.
Cercate di avere almeno rispetto per gli esseri umani, Eluana è un essere umano in una condizione di vita che fa terrore solo a immaginarla, lasciamola accanto alla sua famiglia, senza clamore, e senza mettere in continuazione questo mattone, questo senso di colpa, sulle spalle di chi ama la propria figlia, e proprio per questo conduce una battaglia dolorosa da 16 anni. Diamo a quel padre, dignitosissimo e da rispettare sopra ogni altra cosa per il modo in cui sta gestendo tutto questo, la possibilità di elaborare un lutto, che è li in attesa, in un’agonia di 16 anni che non è tollerabile, che è tortura.